La Gdf smantella una banca ombra presunta tramite fatture false
La polizia: scoperti 110 milioni di euro di fatture false e 68 milioni di euro per riciclaggio di denaro con le criptovalute.
La Guardia di Finanza di Milano e Monza Brianza ha smantellato un presunto giro di “banca ombra” a favore della criminalità organizzata, tra cui presunte frodi in fatturazione e riciclaggio di criptovalute.
Secondo gli investigatori l’operazione ha portato a 30 arresti per associazione a delinquere aggravata da metodi di stampo mafioso. Sono stati scoperti oltre 110 milioni di euro in fatture false e 68 milioni di euro di riciclaggio internazionale di denaro tramite criptovalute, mentre sono in corso sequestri per un totale di 21 milioni di euro.
I pubblici ministeri sostengono che la “banca ombra” si nascondeva dietro la facciata formale di una società di autonoleggio a Pero, nell’area di Milano. Nel mirino c’erano tre italiani, descritti come collegati ad organizzazioni mafiose, con il supporto di complici cinesi e albanesi.
Secondo la Procura della Repubblica di Milano, il gruppo offriva un servizio per emettere fatture relative a operazioni inesistenti. Dopo aver ricevuto bonifici per pagare le fatture false, i sospetti avrebbero ribaltato il processo restituendo importi equivalenti in contanti tramite corrieri a titolari di attività economiche compiacenti, con i contanti indicati come proventi di evasione fiscale e traffico di droga.
Gli investigatori riferiscono che i fondi accumulati sarebbero stati poi trasferiti quasi interamente su conti correnti esteri oppure utilizzati per acquistare criptovalute, difficili da tracciare. Il sistema, secondo quanto si ipotizza, avrebbe aiutato trafficanti di droga ed evasori fiscali a operare con metodi clandestini di “banca sotterranea” che aggirano le misure di contrasto al riciclaggio.
L’operazione ha coinvolto oltre 350 uomini e donne della Guardia di Finanza, incluse unità specialistiche e l’unità di pronto impiego antiterrorismo del Corpo. Perquisizioni e arresti sono stati effettuati in Italia, con ulteriori azioni in Spagna e Svizzera supportate dall’unità I-CAN di Interpol e coordinate tramite contatti a Madrid e Berna.
La polizia ha sequestrato contanti, conti bancari, criptovalute, auto, barche, gioielli, orologi di lusso e macchine per il conteggio del denaro. Tra gli arrestati c’era Domenico Bruno, descritto come autista presso l’Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari di Milano e responsabile dei beni sequestrati. È stato posto agli arresti domiciliari ed è accusato di accesso non autorizzato a un sistema informatico. Nelle indagini risulta coinvolto anche un avvocato di Milano.
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Fonte:
Il Sole 24 ORE